domenica 11 dicembre 2011

Vi ricordate il collegato lavoro? - articolo da Il Fatto Quotidiano

Un anno fa, di questi tempi, le Camere approvavano il cosiddetto collegato lavoro (la legge 183/2010). La sanatoria voluta dal passato Governo per colpire tutti i precari e le precarie.

Scopo della riforma era quello di rendere praticamente impossibile l’impugnazione dei contratti atipici (che fra l’altro nella gran parte dei casi sono illegittimi) da parte dei precari e delle precarie, introducendo tempi strettissimi per far valere i propri diritti. Una volta scaduto il contratto, se questo non viene impugnato entro 60 giorni, addio diritti. La vecchia normativa garantiva invece anni di tempo a chi intendeva fare causa al suo ex-datore di lavoro: con il Collegato lavoro, visto che l’arco di tempo entro il quale si può fare causa al proprio datore di lavoro si accorcia appunto a 60 giorni, o ci si muove per tempo, o dopo non si può più rivendicare niente!

È fin troppo facile immaginarsi i dubbi amletici di chi vive sotto il ricatto perenne del rinnovo: “Se impugno il contratto non me lo rinnovano più, ma se poi non lo rinnovano non posso più impugnarlo?” La precarietà è isolamento e disinformazione, ma soprattutto è ricatto e consenso: spezziamo questa catena.

Quindi attenzione! La norma del collegato lavoro entrata in vigore il 24 novembre 2010, è stata di fatto congelata con il decreto mille proroghe fino al 31 dicembre 2011. Ciò significa che i lavoratori i cui contratti a termine sono già scaduti hanno tempo fino al 31 dicembre 2011 per impugnarli. Non solo: il termine di 60 giorni a pena di decadenza, si applica anche per il caso di trasferimento, di cessione d’azienda, di appalti simulati (l’enorme galassia delle cooperative).

Ma non è finita qui. La riforma prevede che, anche nel caso fortunato che un lavoratore riesca a ottenere la trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, ci sia un tetto al risarcimento massimo che il datore di lavoro può essere condannato a pagare. A prescindere da quanto tempo il lavoratore sia rimasto disoccupato per colpa del comportamento illegittimo del padrone, il risarcimento massimo sarà di dodici mesi di stipendio. Quest’ultima norma si applica pure alle cause in corso.
Fonte : Il Fatto Quotidiano

sabato 5 novembre 2011

Trentenni e lavoro - post dalla rete

Trentenni e lavoro

Caro Severgnini, si parla tanto dei giovani, delle politiche a favore dei giovani e dei problemi dei giovani quando vengono posti davanti al mondo del lavoro. Chi sono allora i giovani? Sono ragazzi che hanno fatto sacrifici per 5 anni, magari lontano da casa, per ottenere una formazione superiore, e ora vengono additati come pelandroni privi di olio di gomito. Sono persone che per i cinque o sei anni successivi al termine degli studi hanno accettato lavori malpagati, degradanti, hanno ingoiato insulti e si sono comunque trovati sostituiti da “carne fresca” allo scadere del contratto. Sono uomini e donne che non hanno una certezza, non hanno un’indipendenza o prospettive, ma debbono accettare l’epiteto “bamboccioni” quando si scopre che sono ancora sotto il tetto paterno.

Io ho 31 anni, non sono più un “giovane” e tanto meno un “vecchio sistemato”, non so nemmeno in che regione lavorerò tra un mese e non ho prospettive per il futuro: mi viene da ridere al pensiero che i miei genitori (della generazione che ci addita come bamboccioni) alla mia età avevano già una casa di proprietà e due figli. La cosa che più mi scoraggia però sapete qual è? Che quando le aziende inizieranno ad investire di nuovo sui giovani (sperando che questa circostanza si verifichi, in prima istanza), chi credete che assumeranno? Io credo che punteranno sulle nuove leve, i 25enni freschi di studi, i cosiddetti “novantini”. I 30enni come me, generazione anni ’80, saranno relegati in uno scaglione ISTAT che ha perso ogni opportunità, ha visto i propri sogni traditi e non ha né un presente né un futuro.

Con la fine di novembre scade il mio ennesimo contratto a progetto, e tornerò ad inviare CV, resume e lettere di presentazione. Sono stufo e stanco: credo che la mia generazione abbia molto da dare e poche possibilità per farlo. A questo giro tentiamo anche la strada dell’estero, chissà che gli Italians non vogliano farmi il loro “in bocca al lupo” o darmi qualche suggerimento.
Lorenzo Zampieri
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Mia risposta :
Ciao Lorenzo,
io sono stato assunto a tempo indeterminato a 32 anni.
Non ci sperava più e questo è avvenuto dopo anni di contratti a progetto e prese in giro. Ora la mia vita è cambiata, un po’ in meglio : posso fare qualche progetto in più.
Ti posso suggerire di continuare a mandare curriculum, cercando di selezionare aziende che possanno, dall’esterno, sembrare solide ed affidabili. Specificare nella lettera di presentazione che non intendi affrontare percorsi con contratti a progetto (l’azienda, se è seria e ti vuole valutare ha tre mesi per farlo se non ricordo male). Investi su una lingua straniera : questo ti può aiutare a candidarti per posizioni specifiche dove essa è richiesta. Un grosso in bocca al lupo. Luca !

venerdì 7 ottobre 2011

A quando un referendum sulla legge per Biagi ? Luc@

Post pubblicato sul blog Italians di oggi, martedì 28 settembre.

Caro Beppe,
volevo trovare qualche parola incoraggiante per quel ragazzo, Christian Auricchio (“Generazione precaria”, 6 ottobre - http://bit.ly/qYzcoG) che ti domanda quanto ancora potrà durare la situazione dei precari nel nostro Paese. La tua risposta è sintetica, ma chiara: poco. E non riesco, mentre ti scrivo, credimi, a non pensare alle cinque operaie morte a Bari sotto le macerie per cercare, nel lavoro che svolgevano o forse solo nel salario che percepivano, un po' di respiro. Anche se ormai sono assunto a tempo indeterminato da un anno e, nonostante si faccia comunque una gran fatica, il posto fisso è davvero tutta un altra cosa. Chissà quanti Christian si pongono delle domande, cercano di capire se la vita è tutta in salita o se si può arrivare a conquistarsi un po' di tranquillità. L'amara verità Beppe, e che, per ora, dipende davvero tutto da noi. Quasi nessuno se sei precario ti aiuta. Le pacche sulle spalle, quelle, non mancano. I nostri politici che potrebbero provare a risolvere il problema concretamente non fanno nulla. Ce ne fosse uno, credibile, che mettesse il problema della precarietà al primo posto forse arriverebbe a prenderebbe anche parecchi voti. I sindacati,sai, troppo spesso mi sembra che guardino dall'altra parte e in certi ambienti preferiscono non muovere un dito. Eppure vi avevo riposto tante speranze, disattese. Affinchè arrivassi a togliermi qualche "sassolino dalla scarpa" nei confronti di chi ha utilizzato i contratti a progetto con tanta disinvoltura, ho dovuto cercarmi un onesto avvocato. Ma per uno che è risucito, almeno in questa fase della propria vita, a trovare un po' di serenità, quanti giovani dovranno andarci ancora di mezzo o aspettare chissà quanto per provare a vivere un futuro migliore? Gli anni passano e sul tema si sono spesi fiumi di parole, scritti, libri e girati film, c'è anche chi ci ha guadagnato su. Troppi individui, più o meno giovani, sono ancora li’ avvolti dall'incertezza.
E se arrivassimo,un giorno, ad un referendum sulla legge Biagi?

martedì 28 settembre 2010

Precari, ecco perché non dovete mollare - Luc@ 100° post

Post pubblicato sul blog Italians di oggi, martedì 28 settembre.

Caro Beppe,
in occasione della pubblicazione di una tua recente raccolta mi è capitato di rileggere la tua frase «quando succederà sarà bellissimo». Queste parole mi hanno accompagnato per tutto il mese di agosto.
Nelle mie lettere e sul mio blog ho spesso trattato il tema del precariato, arrivando quasi a non poter immaginare un futuro sereno. Ora Beppe posso dire di avercela fatta: a 32 anni, dopo dodici anni di precariato ho ottenuto un posto fisso. E quando, per l'appunto succede, è bellissimo. Mi è costato tempo e pazienza: ore spese a leggere inserzioni, spulciare annunci, inviare curriculum e affrontare colloqui per poi approdare, finalmente, a un opportunità di lavoro a tempo indeterminato. Per la prima volta, dopo innumerevoli contratti a progetto, ho visto una lettera d'intenti, mi verrà corrisposta una tredicesima e una quattordicesima, potrò magari pensare a dei progetti a lunga durata. C'è voluta tanta tenacia, altrettanta voglia di lottare ma finalmente l'occasione giusta è arrivata. Se si riesce ad essere coraggiosi e ambiziosi prima o poi l'occasione, se non per tutti, per la maggior parte può arrivare, non credi?
È giusto però dover procedere in questo modo? Cercare, cambiare fino a quando non arriva l'occasione giusta? Possibile che nessuno ci voglia mai tutelare? Una cosa è certa: non auguro a nessuno di ripercorrere il mio calvario fatto di aspettative, tensioni, paure. In dodici anni di lavoro sono venuto a contatto con tanti mondi e tante realtà, incontrando anche persone splendide e facendo tesoro delle esperienze. Spesso non capivo (o non volevo capire) con quale criterio venivano fatte certe assunzioni e vedevo le persone passarmi davanti senza logica. In quante aziende domina la logica del «tutti sono utili e nessuno è indispensabile»? Ora tutto questo è alle spalle.
Chissà che queste righe non possano essere di buon auspicio per qualcuno dei tanti nella mia condizione ai quali mi sento di dare un consiglio: non mollate.
Luca

giovedì 22 luglio 2010

Mi sento una dei vinti di Verga - post dalla rete

Ciao Beppe (Severgnini ndr),
ho aiutato un'amica a preparare una tesina bellissima per la maturità: la condizione femminile a cavallo tra Ottocanto e Novecento. Abbiamo ragionato sui personaggi femminili di Verga, il movimento delle suffragette, le stiratrici dei dipinti di Degas, la tragedia della Triangle Waist Company e l'errato collegamento alla festa della donna. Un lavoro di ricerca appassionante.
Dopo due lauree in lettere con 110 e lode e un premio di laurea; dopo essere stata considerata una dei 600 migliori neo-laureati dal ministero della Gioventù, selezionata per il Global Village Campus (di tutto l'incenso cosparso sui nostri capi è rimasto solo il fumo); dopo un anno e mezzo trascorso fra tirocini non retribuiti e colloqui inconcludenti con aziende prestigiose, oggi finalmente una piccola-media impresa mi propone un contratto di apprendistato nell'ambito del «Contratto collettivo nazionale di lavoro per gli addetti all’industria della gomma cavi elettrici e affini e all’industria delle materie plastiche». Area commerciale e logistica, inquadramento nel livello H corrispondente alla posizione di CARRELLISTA.
Con tutto il rispetto per la categoria, leggendone il testo sono scoppiata a piangere, sopraffatta da un bruciante senso di sconfitta. Mi sento una dei vinti di Verga, travolta dalla fiumana di una crisi che fa annaspare troppi giovani in gamba e volenterosi come me (scusa l'immodestia, ma è per tirare su il morale). Inutile sperare di trovare impiego in una casa editrice, come mi piacerebbe davvero? Non riesco a rassegnarmi del tutto. Però per ora la letteratura è solo un «vizio» privato.

Chiara De Leonardis
fonte: blog Italians

mercoledì 14 luglio 2010

Parcoursatypique.com - articolo



Il sito francese parcoursatypique.com favorisce le persone in cerca di un impiego, la cui esperienza personale esce dall’ordinario.

L’arma vincente è la combinazione tra lo stile di comportamento caratterizzato da affabilità e la capacità di destreggiarsi in ogni evenienza, adattandosi a diverse situazioni e a diversi tipi di interlocutore. In due parole “savoir-faire” e “savoir-être”. Thomas Grimaux, fondatore del sito internet, preferisce “rendere la ricerca di un impiego maggiormente incentrata sulle competenze umane”. Detto in altri termini, intende favorire “l’aspetto qualitativo”.

L’imprenditore del Net ha avuto l’idea di creare questo spazio dopo una serie di insuccessi durante la sua ricerca di un lavoro. Secondo la sua esperienza, i Curriculum Vitae non consentono ai responsabili delle assunzioni di farsi esattamente un’idea della personalità dei candidati, e non dovrebbero comunque essere il solo elemento di selezione.

Thomas Grimaux è certo che “un percorso non lineare non è sempre sinonimo di un handicap, e può essere inteso come un vantaggio per l’addetto all’ufficio delle risorse umane. Una persona che è sopravvissuta ad un cancro ha sviluppato maggiori capacità di resistenza allo stress. Una donna che ha appena terminato il suo congedo per maternità è più motivata nella ripresa del lavoro.” Preoccupati di ridurre i rischi di discriminazione nei confronti dei candidati, questi sono invitati a restare nell’anonimato.

Privilegiare gli aspetti qualitativi

Parcourstypique.com si vede anche protagonista nella creazione del concetto di coefficienti. Al momento dell’iscrizione, il candidato deve inserire in una scala gerarchica le qualità che intende fare notare nella propria personalità. La scelta si snoda in sei campi ben distinti: percorso e diploma, qualità umane e professionali, attuale posizione ricoperta, settore richiesto, lingue straniere parlate e conoscenze informatiche.

Dopo questa tappa, le principali caratteristiche del candidato appaiono in evidenza in una serie di parole chiave direttamente sulla pagina del profilo professionale. I principali obiettivi del sito restano l’originalità e la capacità di sapersi distinguere.

Anche se l’utilizzo del sito potrebbe apparire difficoltoso, oltre al fatto che sarebbe ancora tempestivo cercare di valutare i risultati del numero di assunzioni andate a buon fine, parcourstypique.com resta sicuramente tra le iniziative più utili per cercare di cambiare la mentalità e i modi di reclutamento del personale.

Fonti: ilDemocratico.com e La Croix, di Stéphanie Bitan

mercoledì 7 luglio 2010

Giovani carini e precari : i nuovi stereotipi da cinema - articolo dalla rete


Dalla generazione Mtv a quella dei 1000 euro

Chi si ricorda di Giovani carini e disoccupati? Nel 1994, poco meno di due decenni fa, Ben Stiller esordiva dietro la macchina da presa per fotografare la cosiddetta generazione Mtv con un pizzico di cinismo e una buona dose di romanticismo. La commedia che vedeva duettare con disinvoltura e credibilità Winona Ryder ed Ethan Hawke raccontava le sorti di un gruppo di neolaureati alle prese con tutta una serie di problemi – economici, d'amore, esistenziali. Intorno alla coppia protagonista, vittima d'incomprensioni e frustrazioni, ruotavano personaggi minori ma non meno incisivi che rappresentavano le varie sfaccettature della precarietà giovanile. Nell'era del grunge La realtà morde – traduzione del titolo originale del film di Ben Stiller – faceva da apripista a un cinema attento alle problematiche dei neolaureati utilizzando un linguaggio comprensibile, situazioni in cui era possibile immedesimarsi e una colonna sonora azzeccata. Anche in Italia si è dato spazio al tema del precariato con film come Santa Maradona, Tutta la vita davanti e Generazione mille euro, commedie capaci nel loro piccolo di raccontare una realtà mordente con la leggerezza intrinseca del genere.

Giovani carini e innamorati
Sedici anni dopo l'uscita di Giovani carini e disoccupati la disegnatrice, animatrice e regista Vicky Jenson (Shrek, Shark Tale) ripropone il modello del film di Stiller per raccontare la storia di Ryden Malby, giovane neolaureata con il sogno di diventare editor. Estremamente leggero nell'affrontare l'argomento della precarietà e più interessato a spingere l'acceleratore verso un happy ending romantico, Laureata... e adesso? è una commedia d'amore che sfrutta il limbo post-laurea e l'ansia di trovare un lavoro per semplici scopi narrativi. D'altronde Vicky Jenson ha deciso di dirigere il film perché ispirata dal messaggio, ossia "avere un obiettivo nella vita è grandioso, ma non bisogna mai lasciare che ci faccia mettere da parte la famiglia e gli affetti".

Dalla laurea all'amore
Parte del divertimento di Laureata... e adesso? è dato dalla semi-disfunzionalità della famiglia Malby. Nell'universo di Ryden (Alexis Bledel) si muovono rumorosamente Hunter (Bobby Coleman), il fratellino che ama leccare la testa dei suoi compagni di scuola, l'ipocondriaca nonna Maureen (Carol Burnett), la madre Carmella (la star di Glee, Jane Lynch) e il bizzarro papà Walter (un Michael Keaton in vena di gag). Quanto all'amore, invece, quello è rappresentato dall'amico d'infanzia Adam (Zach Gilford), neolaureato indeciso se intraprendere la carriera di musicista o di avvocato, che quando canta dal palco di un locale una canzone dedicata a lei ricorda tanto l'Ethan Hawke arrabbiato e disilluso di Giovani carini e disoccupati.

Fonti: Corriere.it e Mymovies.it

Disoccupazione : record storico e agli ultimi posti per i salari - articolo da Repubblica.it


PARIGI - "Senza lavoro l'8,7%: a fine 2007 il livello era al minimo da 28 anni, al 5,8%. La busta paga media a 31.462 euro contro i 37.172 della media Ocse. Nell'area 80 milioni di persone in difficoltà.Partito dal livello minimo in 28 anni del 5,8% a fine 2007, il tasso di disoccupazione nell'area Ocse è cresciuto fino al punto massimo del dopoguerra, l'8,7%, nel primo trimestre 2010, che corrisponde a 17 milioni di persone disoccupate in più". Lo afferma l'Employment outlook 2010 dell'Ocse, presentato oggi a Parigi, che sottolinea poi come questo calo del tasso di occupati sia stato di intensità differente nei vari Paesi membri, in un modo che "le differenze nella diminuzione del Pil lasciano in gran parte inspiegato".

Nel documento si ribadisce anche come i salari italiani siano agli ultimi posti tra quelli dei paesi avanzati. Nel 2008 si attestano in media a 31.462 euro (-0,1% rispetto al 2007), contro i 37.172 euro dei paesi Ocse (+0,1%) e i 37.677 dei paesi Ue (+0,5%). Dietro di noi solo Polonia (11.786 euro), Ungheria (12.462) Repubblica Ceca (13.613), Corea (20.838), Grecia (25.177) e Spagna (28.821). Nettamente meglio Stati Uniti (40.243 euro), Francia (39.241) e Germania(37.203)

"I paesi Ocse devono creare 17 milioni di nuovi posti di lavoro per tornare ai livelli precedenti la crisi, ha detto il segretario generale dell'organizzazione Angel Gurrìa. "Rudirre insieme la disoccupazione e i deficit pubblici è una sfida molto difficile, ma antrambe le cose sono necessarie. Nonostante i segni di ripresa nella maggior parte dei paesi, rimane il rischio che milioni di persone perdano contatto con il mondo del lavoro. L'alta disoccupazione non può essere accettata come una nuova normalità e bisogna adottare una strategia politica di integrazione".

Il "job gap", ha proseguito Gurrìa, varia a seconda dei paesi. Gli Stati Uniti hanno bisogno di creare 10 milioni di nuovi posti, nella piccola Irlanda ne bastano 318.000, ma è un aumento del 20%; in Spagna mancano due milioni e mezzo di posti per tornare ai livelli pre-crisi di fine 2007.

Nel complesso dell'area Ocse i disoccupati sono oggi 47 milioni. Ma aggiungendo le persone che hanno smesso di cercare lavoro o sono a part-time e vorrebbero un impiego a tempo pieno, cioè i sotto-occupati, si arriva alla stratosferica cifra di 80 milioni.

In queste condizioni, ha concluso Gurrìa, i governi devono attentamente bilanciare le politiche di consolidamento fiscale e quelle, che devono essere perseguite contemporaneamente, di aiuto alle persone in stato di necessità, che sono soprattutto i giovani e disoccupati di lungo termine. Mantenere supporti effettivi per queste categorie è "vitale" e i goversni devono resistere alla tentazione di tagliare gli aiuti e ridurre i fondi dei servizi per il reimpiego allo scopo di risparmiare nel breve termine.

E cosa succederà in Italia? L'impatto della crisi sul mercato del lavoro italiano è stato fino a oggi moderato rispetto a molti altri paesi Ocse. Tuttavia, il Rapporto sull'occupazione suggerisce un peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro nell'ultimo anno. A maggio, il tasso di disoccupazione ha raggiunto l'8,7% in Italia, vale a dire un incremento di due punti percentuali dall'inizio della crisi, inferiore alla crescita media degli alti paesi nello stesso periodo (2,8 punti percentuali). Inoltre la ripresa dell'attività economica non porterà probabilmente a una creazione significativa di occupazione nel breve periodo: infatti, le proiezioni Ocse suggeriscono che la disoccupazione rimarrà pressoché costante sino alla fine del 2011.

La principale risposta del governo italiano alla crisi occupazionale è stata il sostegno ai redditi dei lavoratori non aventi diritto a un sussidio di disoccupazione ed, in particolare, il maggior ricorso alla cassa integrazione (Cig). Nella fase di ripresa economica è però essenziale creare incentivi adeguati alle imprese ad assumere lavoratori e quindi ridurre la disoccupazione. Il Rapporto suggerisce che, da un punto di vista internazionale, l'Italia è tuttora caratterizzata da un ordinamento del mercato del lavoro piuttosto rigido e da una mobilità del lavoro limitata. Per promuovere la produttività e una più ampia creazione di posti di lavoro, sarebbe necessaria una riforma dei contratti di lavoro, tale da rendere più efficace la riallocazione dei lavoratori nella fase di ripresa. Tuttavia, una tale strategia di riforma potrebbe generare una maggiore mobilità subita per alcuni lavoratori con contratti permanenti e si dovrebbe quindi coniugare con ulteriori sforzi nelle politiche del welfare volti a rafforzare il sostegno di reddito per i disoccupati, anche se condizionato alla disponibilità ad accettare offerte di lavoro, accompagnato da un efficace sostegno al re-impiego e compatibilmente con la necessità di preservare la sostenibilità dei conti pubblici.

fonte: Repubblica.it

lunedì 5 luglio 2010

Dopo l’invio del CV, telefonate. - post dalla rete



Pubblico la lettera del signor Ponzone,

il quale suggerisce dal Blog di Beppe Severgnini a tutti coloro che inviano un curriculum vitae di telefonare in azienda.

E' un suggerimento che non avevo mai preso in considerazione,
però provare non costa nulla vero? Potrebbe funzionare!
Dopo l’invio del CV, telefonate.



Caro Beppe, vivo da 15 anni a Londra e non solo ho assunto molte persone, ma ho anche cercato lavoro in vari periodi del mio percorso professionale. Concordo pienamente sulla difficoltà di trovare lavoro in Italia (senza raccomandazione) e della mancanza di professionalità delle aziende italiane nel rispondere a qualsiasi forma di contatto esterno.
Ma visto che sono cose che sappiamo bene, il toro va preso per le corna: inviare un CV senza fare una telefonata qualche giorno dopo per seguirlo ed assicurarsi che sia stato ricevuto dalla persona giusta, equivale a cestinarlo.
Un CV va sempre inviato ad una persona specifica, idealmente quella con cui si vuole lavorare e questa va individuata con precisione (usate centralino, segretarie, Google, sito web, amici, concorrenti - chi cerca trova). Inviare un CV ad un'azienda senza un nominativo è inutile - lo stesso vale per l'invio al reparto risorse umane, che al massimo smista i CV per i reparti interessati all'assunzione. L'assunzione viene decisa dalla persona per la quale si andrà a lavorare, non dalle risorse umane. E se si vuole ottenere un colloquio, la telefonata è essenziale. Questo insegna l'esperienza in UK. In quanto al ritornare in Italia dopo aver ottenuto un livello manageriale... credo che un'azienda italiana si spaventi un po’, poco abituata alla meritocrazia, poco adatta ad accettare un manager molto giovane rispetto agli standard italiani e con metodi troppo diversi (all'estero ci sarete arrivati prima!) - si teme di scuotere troppo il comodo equilibrio aziendale. Per cui si sceglierà in loco un candidato più malleabile, più facilmente inseribile. Il vantaggio dell'estero rimane spesso sulla carta, ahimé.

Enrico Ponzone

Lavoro e precari. Rubrica su "il Fatto quotidiano"








Vi segnalo la rubrica "lavoro e precari" del quotidiano "il Fatto quotidiano":

http://www.ilfattoquotidiano.it/category/lavoro-precari/


Potete trovarci notizie interessanti e spunti per riflessioni.

Luc@

giovedì 1 luglio 2010

Moriremo tutti precari ? - Luc@



Il tema bamboccioni-giovani- precari sta acquisendo nuovamente spazio in queste settimane su diverse testate.
Mi ha colpito la lettera della neomamma Vera Brieda nella rubrica di Unberto Galimberti sul settimanale "D" di Repubblica che ha lasciato il suo lavoro nel Nord-Est d'Italia.Mi auguro che possa aver trovato il futuro che cercava.

Vera si è preoccupata per "noi" ragazzi e ha voluto evidenziare come sempre più nella società lavorativa (e non) di oggi sembriamo essere "tutti utili ma nessuno indispensabile". Si preoccupa, giustamente, per il futuro di sua figlia.
Galimberti nel risponderle ritorna sull'argomento sottolineando il clima di deriva sociale e culturale nella quale sonno immersi i giovani di oggi.
Sempre più spesso costretti a ragionare secondo la logica del "prendere o lasciare" e visti come "coloro che potenzialmente possono erodere le ricchezze dei propri genitori" circondati dalla più totale indifferenza di chi ci governa.
Sembra proprio che chi dovrebbe legiferare per tutelarci non sappia guardare oltre il proprio palmo di naso e soprattutto oltre la propria generazione (al massimo rivolgono qualche attenzione alla propria dinastia: conoscete un figlio di un politico disoccupato o precario ?).
Diversi interrogativi se li pone anche Marina Terragni in un suo articolo apparso sabato 26 giugno sull'inserto "IO donna" del Corriere della Sera dal titolo "Ma chi ha spento la rabbia dei giovani ?". La giornalista ci ricorda che siamo stati viziati, coccolati e non ci è stato mai fatto mancare nulla (davvero) però ora ci dimostriamo rassegnati, apatici e soprattutto non "attrezzati alla lotta". Non siamo capaci di far sentire le nostre voci, se non forse nei casi più disperati.
Di certo non possiamo contare sull'apporto delle persone più anziane: stanno zitte!
Fatta eccezione per qualche genitore che si sta iniziando a porre qualche domanda. Si veda la lettera di Rosanna Falanca sul Corriere di martedì 29 giugno

(http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/10_Giugno_29/Diritti-precari_1cdb2a58-833f-11df-aec8-00144f02aabe.shtml).



I sindacati latitano (si spera nel cambio di rotta della Cgil ad opera della Camusso come accennato nel mio precedente post del 29 giugno).



Pungente la proposta di oggi sul blog Italians di Diego Mammino di un mega sciopero dei precari : peccato non sia abbia il coraggio o la forza di farlo.
Trovate la lettera a questo link: http://www.corriere.it/italians/10_giugno_30/Scioperino-a-tempo-indeterminato-tutti-gli-stagisti-e-i-precari_80be2462-8385-11df-aec8-00144f02aabe.shtml



Non volevo parafrasare Fini (che disse "moriremo tutti leghisti ?" in occasione dell'ultimo risultato elettorale della Lega) ma con l'attuale andazzo mi viene spontaneo scrivere "moriremo tutti precari ?"
No, vero ?!

Contributi e spunti da “D” di Repubblica, Io Donna Lettere al Corriere della Sera ed Italians.

mercoledì 30 giugno 2010

Lavoro a Milano: qualcuno assume ? - intervento su forum Vivimilano



Riporto gli interventi della discussione da me postata sul blog di Vivimilano lunedì 28 giugno.

Lavoro a Milano: qualcuno assume?

Buon pomeriggio a tutti. Volevo chiedervi un parere, premesso che sappiamo tutti che è un momento difficilissimo dal punto di vista lavorativo, ma desideravo comunque provare a sollevare la questione "lavoro" (l'ho già fatto in passato ma è anche un modo per tastare il terreno).
Il sottoscritto a 31 anni ha la fortuna, anche se con l'ennesimo contratto a progetto, di avere un'occupazione in abito tecnico-informatico.
Nel cercare un impiego più stabile (ma esiste ancora?) sabato ho quasi buttato via una giornata in una sala riunioni di un hotel dove un gruppo di individui cercava di convincermi a vendere degli impianti fotovoltaici (settore molto interessante a dire il vero) proponendomi provvigioni ridicole e di pagarmi i loro corsi di formazione man mano che avrei proseguito la carriera in azienda (e per fortuna che il lavoratore è al centro della loro azienda).
A parte offerte commerciali (se vendi ti pago, altrimenti nulla) quali sono le vostre esperienze? Capita sempre più spesso di inviare curriculum e di non ottenere risposta.
Le posizioni a "progetto", "partita iva" e "agenti" predominano il mercato...
Siamo destinati a rimanere precari a vita ?

Inviato da: Ela il Lunedì, 28 Giugno 2010

si

Inviato da: silvi50 il Lunedì, 28 Giugno 2010

moriremo precari, precariamente sepolti!

Inviato da: Coetaneo il Lunedì, 28 Giugno 2010

"improvvisare, adattarsi, raggiungere lo scopo!" diceva Gunny Highway. I tempi sono incerti e la soluzione te la devi trovare con le tue forze. Forza ragazzo!


Inviato da: pongo il Lunedì, 28 Giugno 2010

assolutamente si, solo che il termine precario sarà stato abolito e si dirà invece "morire flessibile ( e ringrazia il cielo che ti ho fatto lavorare per un pugno di fagioli)"


Inviato da: Frodo il Lunedì, 28 Giugno 2010

Molto dura, soprattutto nel settore che ti sei scelto.
Di annunci ne trovi a iosa, ma si tratta sempre si contratti a progetto.
Poi poco conta se in realtà non esiste nessun progetto e svolgi l'attività tipica di un dipendente, con annessi e connessi.
L'informatica poi, tutti sono informatici.
Nella mia carriera ho lavorato con informatici che fino a poco prima facevano i maniscalchi, i macellai, comparse in film hard, gli idraulici, i panettieri.
Qualcuno di questi era bravo, ma è indice di quale serietà c'è nel settore.
Ogni tanto spunta qualche azienda che assume, ma quasi tutte anche per profili con esperienza passano dall'interinale, costringendo chi ancora ha un contratto indeterminato a fare il salto nel vuoto con la promessa che dopo due mesi ci sarebbe la possibilità d'assunzione.


Inviato da: obiettivo il Lunedì, 28 Giugno 2010

I contratti a tempo indeterminato sono sempre piú rari, ancora prima é complicato anche cambiare lavoro, e quando é possibile cambiare ció accade piú per passaparola o conoscenze che per il fatto di aver inviato un cv.
Re: Lavoro a Milano: qualcuno assume?

Inviato da: AndreaS il Martedì, 29 Giugno 2010

So già che sarò sommerso di insulti: ma purtroppo è altrettanto vero che oggi è molto molto difficile trovare qualcuno che abbia voglia di lavorare, voglia di impegnarsi. Qualcuno che non consideri il lavoro e l'azienda che lo assume solamente come un qualcosa da "sfruttare".
Forse sono sfortunato, ma io continuo a vedere sempre più persone che sono concentrate solo a trovare il modo migliore per passare il tempo sul lavoro con l'obiettivo principale di portare a casa lo stipendio facendo il meno possibile e assumendosi meno responsabilità possibili.


Inviato da: JB il Martedì, 29 Giugno 2010

Tra qualche ora consegnerò la lettera di dimissioni. Lascio un lavoro a tempo indeterminato per un co co pro.
Call me stupid. :-D


Inviato da: Wolf il Martedì, 29 Giugno 2010

Concordo con AndreaS: poca voglia di lavorare in giro.


Inviato da: Gianmarco il Martedì, 29 Giugno 2010

Un po' di lavoro c'è sempre. Se ti accontenti di guadagnare tra €3 / €5 all'ora, garantendo massima disponibilità giornaliera, del tipo lavori 2 ore in una parte di Milano, e poi magari 3 dalla parte opposta. Se non ti dispiace passare le notti, i weekend ed i festivi al lavoro invece che con la tua famiglia. Se vuoi regalare tempo in piu' al lavoro perché tanto te lo dicono al colloquio che gli straordinari li farai ma non verranno pagati, ma solo segnati come tempo libero da usufruire nel futuro (forse). Se non ti va di mangiare come gli altri perché tanto la pausa pranzo non esiste ed il buono pasto te lo sogni. Se ti va fare lavori che in alcuni casi ti faranno sorgere la domanda:"Ma che c... di lavoro è?" Se ti va di essere piallato ad ogni scadenza di contratto senza vedere mai lo stipendio salire e di cambiare mille volte azienda pur essendo sempre la stessa rigeneratasi sotto altra forma. Se ti va tutto questo allora il lavoro c'è. Saluti


Inviato da: bd il Martedì, 29 Giugno 2010

Quello che dice AndreaS è un'altra delle conseguenze della legge Biagi-Maroni. Perchè lavorare se ci sono altri che sono chiamati apposta per farlo? E così il posto fisso si è trasformato in un salarificio. Mentre la proletarizzazione dei precari peggiora di mese in mese!


Inviato da: Chobin73 il Martedì, 29 Giugno 2010

Il settore ICT in Italia è talmente poco sviluppato che una persona veramente dotata di competenze, con un discreto bagaglio esperienziale ed un minimo di capacità di gestione aziendale è in grado di mettere in piedi la sua aziendina di servizi IT. Bisogna solo mettersi nell'ordine di idee che i grossi centri elaborazione dati aziendali dove trovare lavoro a tempo indeterminato saranno sempre meno diffusi e le professionalità che verranno più richieste saranno di tipo organizzativo/progettuale/manageriale.
Ergo: passare meno tempo a pigiare tasti e passarne di più a ragionare sui processi aziendali e la loro automazione.


Inviato da: Ortica il Martedì, 29 Giugno 2010

Eh si AndreaS,
anche io non mi capacito del perchè la gente non sbavi per un posto di lavoro di 3 mesi + eventuali rinnovi, ma solo se mi fai dello straordinario gratuito e tenendo conto che alle ferie non ne hai diritto. Ma quali ferie fannullone, la dedizione al lavoro innanzitutto.
Si si, è il dipendente che considera l'azienda da sfruttare.
Ma poi queste larve umane che insistono nel voler essere pagate per assumersi responsabilità che il più delle volte vanno al di la delle loro competenze.
Eh, ma c'è la crisi, bisogna tirare la cinghia...sulla schiena dei dipendenti, che lavorino un po' di più che altrimenti li mettiamo in cassa integrazione, ma solo quelli che non mi vogliono comunque venire lo stesso a lavorare in nero, come sguatteri sul mio yacht.


Inviato da: AndreaS il Martedì, 29 Giugno 2010

@Ortica
Generalizzare è sempre pericoloso e mi rendo conto di averlo fatto io per primo, ma non bisogna confondere le grandi realtà che usano e abusano strumenti quali la cassa integrazione, oppure che si "dilettano" in cessioni di rami d'azienda, oppure ancora in delocalizzazioni con le piccole aziende.
Esistono centinaia (e alcune decine le conosco personalmente) di piccole aziende nelle quali spesso i titolari non solo non hanno barche / ville ... ecc, ma sono i primi a rinunciare allo stipendio per poter continuare a pagare i propri dipendenti.
Peccato che siano le stesse aziende che si aspetterebbero da parte dei dipendenti non che questi vogliano farsi sfruttare, ma semplicemente che vogliano lavorare, che abbiano un minimo di iniziativa e di senso di responsabilità, invece non appena il "sciur padrone" volta le spalle ... beh ogni scusa è buona per farsi i fatti propri se non peggio


Inviato da: bd il Martedì, 29 Giugno 2010

AndreaS i casi che evidenzi tu sono particolari, lo riconosco. Ma bisogna anche capire che un 30enne che per un anno sente il fallimento sul collo, che conosce a menadito la situazione dell'aziendina in cui lavora e la fine che farà, se la sera non piange per il titolare ma al limite per il suo di destino...io non lo condanno.
L'abnegazione è una gran cosa, da una parte va data, ma dall'altra va anche giustificata. Quando tutto crolla, e nessuno ci crede più...è dura. E la crisi della piccola impresa è datata forse addirittura 2005. Pare chiaro che non ne usciremo in questo mondo.


Inviato da: Ortica il Martedì, 29 Giugno 2010

AndreaS, non metto in dubbio che esistano realtà simili, ma non sono certo molte.
insomma, tutti questi benefattori in giro io non li vedo.
Se possono permettersi di non percepire lo stipendio per qualche tempo non stanno poi così male, io se non lo prendessi non dico "qualche", ma anche "un" solo mese sarei già a rischio povertà, del tipo carrello del supermercato con i vestiti dentro.
Comunque è vero che c'è un'attenzione ed un attaccamento diverso verso l'azienda che ti stipendia diverso da prima.
Anche adesso ad esempio, mentre scrivo questo, sto ricevendo lo stipendio. Ma il lavoro che faccio ha dei tempi morti e me lo permette, in compenso sono reperibile quasi sempre a gratis a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Non so proprio chi ci guadagna.


Inviato da: martina il Martedì, 29 Giugno 2010

io non ho mai sfruttato il mio datore di lavoro,purtroppo è sempre successo il contrario.


Inviato da: Leo55 il Martedì, 29 Giugno 2010

Credo di essere sempre stato un precario, ho sempre lavorato in proprio come artigiano; ho sempre pagato le tasse, tutte, infatti non mi sono arricchito, talvolta il lavoro bisognava cercarselo, col passaparola e piccole pubblicità, per anni non mi sono concesso le "ferie" così come le si conoscono dai media; ho provato ad assumere ragazzi per insegnargli il mestiere e per allargare il mio giro, dopo tre mesi cominciavano le assenze e poi smettevano, non ho mai chiesto loro più delle 8 ore per 5 giorni alla settimana e lo stipendio era quello previsto dai cc.nn. pubblicati in Camera di Commercio.
Che dire, da precario ho fatto studiare i figli e gli ho pagato il viaggio di andata dopo la laurea, le mie rinunce mi hanno ripagato, continuo a non trovare apprendisti.
Leo55


Inviato da: bd il Martedì, 29 Giugno 2010

Leo forse ti ha salvato il fatto di "possedere" il tuo lavoro, esserne il padrone. Mettiamo che a fine mese la tua situazione fosse uguale a quella dei tuoi dipendenti. Tu avevi un vantaggio psicologico. Insomma è come paragonare l'attenzione alla propria auto rispetto a quella degli altri!


Inviato da: jasmine il Martedì, 29 Giugno 2010

Io volevo cambiare lavoro, per migliorare la mia professionalità e trovare un posto più stimolante, ma....partivo da un contratto a tempo indeterminato e non potevo permettermi di rinunciarvi per un contratto più precario.Adesso sono anche sposata e la mia nuova condizione è ovviamente molto temuta dai datori di lavoro..insomma ho smesso di cercare e sto dove sono. Per rispondere al tuo quesito, a Milano secondo me il lavoro c'è ma il posto fisso è un miraggio, riservato a chi davvero eccelle nel suo settore.


Inviato da: Paolo il Mercoledì, 30 Giugno 2010

No, ragzzi, diciamocelo chiaro. Il lavoro non c'è non perchè di lavor
o in assoluto non ce ne si, a Milano (un po' meno forse sì ma non siamo poi così in basso). E' che ormai fare contratti a progetto o occasionali è diventata una moda del tutto illegale ma di fatto l'orribile legge Biagi ha avuto questo effetto, un effetto - a mio parere -voluto. State attenti e non abbiate pauraa di fare causa al vostro datore di lavoro, anche in più di un lavoratore. La legge, se il co.co.pro o la collaaborazione non sono regolari (l'80% dei casi) vi tutela e potete recuperare un po' dei soldi che questo Paese di furbetti vi toglie. Siamo noi lavoratori che dobbiamo agire contro, e farlo in tanti, non dobbiamo aspettare unaa loro mossa o passo falso.


Inviato da: bd il Mercoledì, 30 Giugno 2010

no jasmine. Riservato a chi ha almeno 30-40 anni. Se tutti eccellessero non esisterebbe nemmeno il posto precario. Non sarebbe semplicemente mai nato.
Re: Lavoro a Milano: qualcuno assume?

Inviato da: omar il Mercoledì, 30 Giugno 2010

NO leo55, credi male!
tu non sei stato/sei un precario! sei un artigiano, un libero professionista, che quando rinuncia alle ferie, lo fa per far crescere un'azienda che è sua e rimarrà ai suoi figli (è un valore aggiunto rispetto agli straordinari).


Inviato da: aulaguide.net il Mercoledì, 30 Giugno 2010

Ancora per Leo55:
non sei l'unico a sbagliarti, ma tu sei in buona fede.
Pensa che anche il mio ex-direttore, libero professionista, ama definirsi "l'ultimo dei precari" perchè il suo è un contratto a termine (mandato di 4 anni).
Questo manager milanese (il cui stipendio+premiorisultato ingloba l'incertezza del rinnovo) ha ricevuto pure il PREMIO LOMBARDIA PER IL LAVORO 2009... nello stesso anno in cui ha eliminato i 60 falsi cocopro che l'hanno denunciato!!
Non posso scrivere il nome perchè il regolamento-moderatore non lo consente.
Omar

Presentazione libro












Questa sera, 30/6 alle 18.30 alla Fnac di via Torino verrà presentato il libro "Iolavorointivù" di Mauro Garofalo (Alacràn Edizioni) e il fumetto «Interferenza» di Bruno Letizia ispirato al libro.
Fnac - via Torino ang. via Palla - Milano

Fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizie/arte_e_cultura/10_giugno_30/Oliva-tele-diario-1703295294252.shtml

martedì 29 giugno 2010

La Cgil (forse) più vicina ai pecari - Luc@












Si potrà dire "finalmente!".
Susanna Camusso, futura leader della Cgil ha annunciato in un intervista sul Corriere di venerdì 25 giugno di voler impegnarsi maggiormente per i lavoratori precari(stimati in circa 2.500.000 al 2009).

Tra le misure che il sindacato ha intenzione di intraprendere ricordo la richiesta al governo di sgravi fiscali per 30 milioni di euro in due anni e un piano straordinario di ispezioni contro le aziende che non rispettano leggi e contratti.

Particolare attenzione è rivolta ai call center (proprio ieri lunedì 28 giugno si è tenuta a Roma alla presenza delle sigle Slc, Fistel-Cisl, Uilcom, Assocontact ma non un rappresentante del governo l'assemblea nazionale dei quadri e dei delegati dei call center in outsourcing): come disincentivo al precariato verrà chiesto che i committenti non possano presentarsi alle gare d'appalto con offerte che scendano sotto il minimo di retribuzione previsto dal contratto nazionale delle telecomunicazioni (16 euro l'ora + 1 euro per la sicurezza).

Obbiettivo altrettanto importante è anche quello di voler salvaguardare l'occupazione come condizione per poter accedere ad agevolazioni fiscali.

In cambio i lavoratori potranno mostrarsi disponibili a flessibilità aggiuntive per andare in contro alle esigenze delle aziende.

Fonte: Corriere della Sera Economia del 28/6 (rubrica a cura di Enrico Marro)

giovedì 24 giugno 2010

L'adagio «I lavoratori dipendenti pagano le tasse, gli autonomi evadono» - Luc@



Mentre il tema della imposte versate dai lavoratori dipendenti o da quelli autonomi è oggetto della lettera del signor Marco Saverio Weiss sul Corriere di oggi mercoledì 24 giugno (http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/10_Giugno_24/Dipendenti-e-autonomi_99b97338-7f50-11df-a8d7-00144f02aabe.shtml), vorrei che si accendessero i riflettori sul tema della mancate imposte versate dalle aziende alle centinaia di migliaia di "lavoratori a progetto" che sono a tutti gli effetti "dipendenti" delle rispettive aziende.
Quanto risparmiano le aziende e quanto meno viene in tasca al "lavoratore dipendente a progetto"(come il sottoscritto) oltre alle eventuali tredicesime o quattordicesime non percepite, i tickets e gli eventuali benefits sui quali i colleghi assunti possono eventualmente contare ?
Ma lo Stato e l'Inps non hanno interesse a far emergere le somme non corrisposte ?
Confindustria e la varie associazioni perché non si impegnano a firmare un intesa che limiti l'uso dei contratti a progetto intesi come alternativa ai lavoro subordinato ?
Evidentemente al Governo sono troppo impegnati a garantire un lauto stipendio a neoeletto ministro Brancher. E oggi abbiamo intuito il perché.
Gli è stato conferito quest'incarico: si avvarrà del legittimo impedimento per un processo che lo vede imputato!

lunedì 14 giugno 2010

Flessibilità, arma per crescere. Ma di quale flessibilità parliamo ? - Luc@




Mi avrebbe fatto piacere partecipare all'annuale assemblea di AssoLoambarda che si è tenuta questa mattina presso l'auditorium Verdi di Milano
(http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_giugno_14/Querze-assolombarda-chiede-svolta-senza-tabu-1703193867176.shtml).

La convention si è aperta sulle note di Bob Dylan
volute dal suo presidente, Alberto Meomartini.
I versi del cantante sono stati scelti per ammonire Milano e il Paese rispetto alla necessità del "cambiamento".
Un "cambiamento" necessario e che, udite udite, deve far perno sulla
"flessibilità" che è diventata un imperativo categorico se si vuole competere con qualche chance in un mondo globalizzato.

Viene da chiedersi cosa si intende per flessibilità.
A ben pensare si potrebbe interpretare la parola flessibilità come "orari più morbidi e aperti, aperture di esercizi commerciali meno vincolate e meno rigide, un approccio più flessibile da parte delle istituzioni nei confronti delle aziende e dei piccoli".
Spero che non si voglia invece estendere la flessibilità ai giovani lavoratori o alle nuove leve: di lavoratori precari a finti progetti
che lavorano per la maggior parte otto ore al giorno senza avere riconosciuti i contributi e i diritti dei loro stessi colleghi iniziamo ad averne fin troppi.

Ecco, vorrei che ci spiegassero di quale flessibilità intendono avvalersi per far ripartire l'economia.

Non mancherò di aggiornarvi sui futuri sviluppi.

venerdì 21 maggio 2010

Se l'Osservatore Romano elogia Mtv... - Luc@



Metti di leggere a pagina 45 del Corriere della Sera di mercoledì 20 maggio il seguente trafiletto:

"L'Osservatore Romano elogia a sorpresa Mtv".

Perché? Perché "la televisione di tendenza liberal seguita dai ragazzi per i video musicali ha colto di sorpresa piacevolmente: con il fiorire di telefilm e fiction sulla maternità adolescente. Il fatto nuovo è che si raccontano storie di teenager che restano incinte e non abortiscono".

Al di la' del poter condividere o meno la posizione di queste ragazze,
mi chiedo... ma dove eravate quando l'anno scorso Mtv ha lasciato a casa centinaia di precari ???

giovedì 13 maggio 2010

Manifesto per Milano ? Iniziamo dalla stabilità sul lavoro ! - Luc@



Il Corriere di oggi riporta il "Manifesto per Milano", un documento steso con la collaborazione di intellettuali, imprenditori...
(mi ricorda quando qualche anno fa si parlò di "manifesto dei trentenni"... finì tutto nel dimenticatoio).

Riporto il messaggio di commento inviato al giornale:

Amo la mia città da sempre, anche se non vivo più fra le sue mura perché non posso più permettermelo.
Vorrei proporre di iniziare a dare una dignità a tutti i giovani lavoratori.
Un salario dignitoso e stabile, commisurato alla propria esperienza.
Per "vivere" la città bisogna nutrirsi di cultura, eventi, mostre, frequentare luoghi ed incontri.
Ma non tutti questi sono gratuiti.
Non si può presenziare alle presentazioni dei libri e dover sempre rimandare l'acquisto perché si è sempre in perenne difficoltà. E' umiliante.
Iniziate, cari imprenditori, a darci la nostra dignità e la capacità di essere autonomi.
Siamo stufi di non arrivare a fine mese e vedervi però spesso arrivare in ufficio con il suv o l'orologio con il movimento tourbillon al polso.
"Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa." (art. 36 della Costituzione Italiana)

venerdì 23 aprile 2010

Gli italiani e i lavori sottopagati - post dalla rete



Non esistono lavori che gli italiani non vogliono più fare. Esistono lavori sottopagati. Esistono tecnologie obsolete. Esistono situazioni di illegalità. Riprendo i quattro esempi: mungitore, muratore, colf e badante. Il mungitore ha un contratto? Quanto viene pagato? Ci sono aziende automatizzate (a un costo ragionevole, non è roba da Nasa) nelle quali le mucche vanno a mungersi da sole. Il muratore deve fare un sacco di gavetta. Ci sono imprese edili che ti assumono con la prospettiva di impiegarti fino alla pensione? Vengono rispettate le regole di sicurezza? La colf e la badante, altri esempi di lavori allo sbando. Esiste un certificato professionale per la collaboratrice domestica, la badante? È tutta gente che si improvvisa un lavoro. In Cina c'è gente che costa ancora meno, se ci fai caso quei lavori sono impossibili da esportare. Portiamo le vacche in Cina? Costruiamo la villetta in Cina e la portiamo qua col camion? Spediamo la vecchietta in Cina e ci facciamo passare l'aspirapolvere via internet da una cinese? Analizzare la situazione e ricavarne tesi come quella che gli italiani sono troppo viziati e mollaccioni per accettare certi lavori è offensivo, oltre che semplicistico. Il fatto che ci siano persone che accettano comunque lavori inaccettabili ha come risultato che questa situazione non evolverà. Sono tutte scuse per evitare adeguamenti a necessità reali e giustificare arretratezza, illegalità e precarietà. Noi cerchiamo schiavi, da impiegare possibilmente in nero e, per mettere una toppa ipocrita alla coscienza, chiediamo ringraziamenti perché stanno meglio di come starebbero a casa loro. Se vogliamo che gli italiani facciano o tornino a fare certi lavori non dobbiamo adattare gli italiani al lavoro ma il lavoro agli italiani.
Raffaele Birlini

lunedì 19 aprile 2010

Crisi in Lombardia - articolo



Cassa integrazione, in marzo aumento del 48,7%.
«Dall’inizio dell’anno licenziati 16 mila dipendenti»

MILANO - Nessuno si aspetta buone notizie dal mercato del lavoro. Almeno per il 2010. I problemi sono: quanto profonda è la crisi? Quanto distante è la risalita? Dai dati sulla cassa integrazione autorizzata a marzo in Lombardia non arrivano risposte in grado di risollevare il morale. Continua ad aumentare la cassa integrazione autorizzata in regione. E i pochi che hanno trovato lavoro nel 2009 si sono dovuti accontentare in tre casi su quattro di un’occupazione a termine.

Boom della cassa. Partiamo dalla cassa integrazione. Secondo un’elaborazione Uil su dati Inps, la somma di cassa integrazione ordinaria e straordinaria autorizzata in regione è passata dai 30 milioni di ore di gennaio ai 28 milioni di febbraio per risalire fino ai 42 di marzo. Più 48,7% nell’ultimo mese. Il balzo in avanti è da imputare soprattutto alla cassa straordinaria (quella legata alle crisi più serie). La cigs, infatti, è aumentata in un mese del 61,5%. «Secondo una prima stima, sono circa 200 mila i lavoratori coinvolti dalla cassa in regione», fa il punto Claudio Negro, della segreteria regionale Uil. «Il dato positivo della faccenda è che mentre la cassa cresce diminuisce la mobilità, cioè i licenziamenti tout court — continua il sindacalista —. In ogni caso ci aspettiamo che la cassa integrazione resti a livelli elevati almeno fino alla fine dell’anno ».

Sedicimila licenziati. A proposito di licenziamenti, tra gennaio e marzo 16.200 lombardi hanno perso il posto e si sono iscritti alle liste di mobilità. Il 16% in più rispetto al corrispondente periodo del 2009, il 66% in più rispetto a gennaio-marzo 2008. Questi dati riguardano solo licenziamenti per riduzione del personale di persone con contratto a tempo indeterminato. Non si tiene conto, quindi, dei contratti a termine non rinnovati. Da gennaio 2009 al 12 aprile le domande di cassa in deroga (quella riservata alle piccole imprese) in Lombardia sono state 24.342, i lavoratori coinvolti 160 mila per un totale di oltre 103 milioni di ore richieste. Segno che la crisi continua a mettere a dura prova anche la piccola impresa.

Posto fisso cercasi. In un momento così delicato chi perde il lavoro se va bene si ricolloca a tempo determinato. A certificare come il posto fisso stia diventando una chimera sono i dati dell’Agenzia regionale del lavoro. Nel 2009 in Lombardia il 25% degli avviamenti è stato a tempo indeterminato (uno su quattro) contro il 44% di contratti a termine, il 14% di lavori a progetto, il 12% di lavori in affitto. Ridotti ai minimi termini gli avviamenti con il contratto di apprendistato: solo il 3% del totale.

L’appello delle imprese. «Non mi stupisce che gli imprenditori centellino le assunzioni a tempo indeterminato— osserva Ambra Redaelli, presidente comitato piccola industria di Confindustria Lombardia —. In un momento così delicato si misura con attenzione la lunghezza del passo. D’altra parte in tempi non sospetti avevamo detto che l’onda lunga della crisi sull’occupazione sarebbe arrivata nel 2010». Secondo Redaelli i piccoli fanno i conti con un paradosso. Hanno fatto sacrifici pur di non licenziare. E adesso le banche centellinano il credito proprio perché l’impresa deve farsi carico degli stessi costi del personale di due anni fa quando il giro d’affari è drasticamente diminuito. Confindustria Lombardia dice chiaro che «le imprese hanno bisogno di essere sostenute e si aspettano molto dalle politiche industriali della nuova giunta Formigoni». Oltre al credito, a preoccupare i piccoli è il costo delle materie prime. «Gli aumenti mettono in difficoltà le imprese — conclude Redaelli —. Ma sono anche il segno che il cancro della speculazione non è ancora stato sconfitto ».

Rita Querzé
fonte: Corriere della Sera